Di lui ormai non resta che il ricordo, appena ravvivato dalla sbiadita raffigurazione di qualche affresco scrostato, ma ci fu un tempo in cui questa entità misteriosa e inquietante accompagnava con la sua presenza minacciosa la vita di generazioni di valligiani. Stiamo parlando dell'homo salvadego, noto da noi anche con il semplice appellativo di salvàdec, figura tipica delle comunità alpine, personificazione di un individuo a metà tra l'animale e l'uomo, propria di quasi tutte le culture antiche e sopravvissuta ai giorni nostri in qualche area esotica. La sua immagine è inconfondibile e si propone allo stesso modo, salvo qualche semplice variante, presso tutte le comunità. L'homo salvadego era una creatura robusta, dal corpo interamente coperto di pelo spesso e irsuto, quasi fosse un residuo di uomo-scimmia. Viveva solitario, allo stato selvaggio, nel folto dei boschi disseminati sulle pendici delle montagne, dimorava nelle grotte o nell'incavo dei tronchi d'albero, si nutriva di bacche e frutti del sottobosco e di animali, che cacciava con il suo nodoso randello che portava sempre in spalla e che suscitava lo spavento di chi aveva la ventura di incontrarlo nelle rare e fuggenti occasioni in cui accadeva che si avvicinasse ai luoghi abitati.
Malgrado l'aspetto terrificante, pare che non fosse poi così nocivo come lo si è voluto descrivere: presso qualche comunità lo si identificava, infatti, come una sorta di Polifemo, dedito all'allevamento, all'attività casearia e all'apicoltura. Altri lo ritenevano addirittura un educatore: nelle vallate trentine era chiamato sanguanèl e si riteneva che rapisse i bambini per poi allevarli amorevolmente, insegnando loro le più semplici arti agresti.
La sua propensione a rapire i bambini è però legata, dalle nostre parti, alla più diffusa immagine dell'orco che, come si è visto, imperversava un po' in ogni paese. La tradizione ha ricamato su questo individuo una serie di leggende di cui si sono quasi del tutto perse le tracce, salvo i generici riferimenti all'orco o all'uomo nero. "Chi ha paura dell'uomo nero?" gridavano fino a qualche anno fa i ragazzi dei nostri paesi di montagna all'indirizzo di uno di loro, scelto a turno per ricoprire il ruolo di una creatura rozza e sinistra, fermamente intenzionata a rapire e divorare il primo che le capitava a tiro. Il riferimento più concreto alla figura dell'homo salvadego in territorio brembano si trova nell'affresco posto all'ingresso della casa di Arlecchino, a Oneta di Valtorta. L'irsuto personaggio, munito di un grosso bastone, è posto a guardia dell'edificio e, come recita il cartiglio, minaccia di prendere a randellate eventuali malintenzionati:
Chi non è de chortesia,
non intragi in chasa ma;
se ge venes un poltron,
ce darò col mio baston.
Collegato al mito dell'homo salvadego è quello della cavra sbrègiola, altrove detta anche cavra bèsola, una sorta di misterioso caprone sulla cui esistenza tutti erano pronti a scommettere, ma che nessuno aveva mai visto. Sembra che questo ipotetico animale girovagasse lungo i dirupi montani emettendo belati striduli e insistenti e che avesse il brutto vizio di rapire i bambini cattivi e portarseli nella tana per divorarli. Sia l'homo salvadego che la cavra sbrègiola svolgevano però anche un ruolo positivo: a loro era attribuita l'importante funzione di custodi della natura contro le offese dell'uomo. In tale accezione, mai come oggi ci sarebbe bisogno di creature della loro specie!
Tratto da Storie e leggende della Bergamasca di Wanda Taufer e Tarcisio Bottani - Ferrari, Clusone, 2001
L'uomo e i morti - Il folletto della Val Taleggio - Il serpente e la boccia - Il castello e la Regina
La Pitocca di Olda - La Maga dei bambini - La cassa da morto - La matrignia di Spino
Il drago di Santa Brigida - Il morto che tirava le gambe - La strega nel fenile
La casa degli spiriti - Il prete di Poscante - Leggenda Monte Avaro - Leggenda Laghi Gemelli
Ol Gioanì sénsa pura - La dòna del zöch - La leggenda della Val d'Inferno - Cani parlanti
Ol Rossàl - L'uomo dai sette cappelli - Gatti permalosi e gatte cornie - Mandriano spergiuro
La caccia selvatica o cacciamorta - Dannati impenitenti e anime confinate - Lupi famelici
Una messa sacrilega in Val Vedra - Il carbonaio impazzito - I fuochi di Sant'Antonio
L'homo salvadego e la cavra sbrègiola - La càvra del Zambèl - Il lupo di Stabello
La baita della capra - Strane orme bovine - Streghe bollite in pentola - Zia del carrettiere
L'autostoppista fantasma della Val Serina - Briganti e brigantesse - Picchiatori puniti