Leggende della Valle Brembana

Storie antiche brembane

Cani parlanti


Sono parecchi i racconti aventi per protagonisti cani feroci o mansueti, a seconda dei casi, che a un certo punto della storia si mettono a parlare lasciando di stucco i loro interlocutori. Quelli che seguono sono solo alcuni esempi di tale razza canina. Un boscaiolo di Alzano stava facendo ritorno a casa dopo una giornata di duro lavoro nei boschi di Gavarno. Camminava lentamente lungo la mulattiera rischiarata un poco dalla fievole luce della luna. Ad un tratto not davanti a s un cane bianco che scodinzolava e sembrava desideroso della sua compagnia. Alquanto sorpreso per quella inattesa apparizione, ma abbastanza tranquillo per l'atteggiamento tutt'altro che minaccioso dell'animale, il boscaiolo prosegu il cammino, mentre il nuovo venuto scorrazzava un po' davanti e un po' dietro a lui. Arrivato vicino a casa e visto che il cane non accennava ad andarsene, anzi sembrava averlo eletto a suo padrone, il viandante gli si avvicin e allung la mano con l'intenzione di accarezzarlo. Ma la sua sorpresa fu grande quando l'animale, arrestatosi di colpo e aperta la bocca, gli chiese: "Che cosa vuoi da me?". Ci detto, se ne spar nel folto del bosco, lasciando il boscaiolo con il braccio ancora proteso in avanti, in preda a un comprensibile terrore. Riavutosi un poco, si precipit verso casa, ma non ebbe la forza di raggiungerla e cadde svenuto in mezzo alla strada. Qui fu trovato qualche ora pi tardi dai parenti, allarmati per il suo insolito ritardo.

Gli ci vollero un paio di mesi per ristabilirsi e dopo di allora il boscaiolo di Alzano non ebbe pi il coraggio di passare da solo per quella strada. Anche la storia che segue, intitolata ol cagn, e raccontata da un'anziana donna della media Valle Brembana, ha per protagonista un cane parlante il quale, a differenza degli altri, si rivela buono e incaricato di una missione di salvezza. La riportiamo nel dialetto dell'informatrice.

na lta gh'era na tusa che la gh'era na madrgna cata, che la ga la miga be. d la madrgna la ga dis a sta tusa: "'Ndm che 'n va 'n dl bosc a per ciclamini!". Quande chi stade 'n dl bosc, cola scsa d 'nda a t lar, la madrgna l'a lag la tusa d per le e l' scapda a ca. La tusa, piena d pura, l'a cim tta la sra e l'a sirc la strada per turn a ca, ma sensa trula. Quande l' sta ncc, l'a tru na baita e la gh' rida a 'nda d dt e l'a cuminci a dorm. La matina la st chi pica la porta e tta spaentda, la 'a a rs. 'L gh' d f cagn, con d' fagut lig s al cl, che 'l ga dis: " 'L ma manda ol t angel cstde dl Parads, ta gh' d d s tre ave Marie che dom 'l v la Madona a tt, 'n chesto fagut gh' t na fta d polnta, micht d p e 'n po' d formi". La matina dopo la st chi cima f dela baita, la 'a a t e la t la Madona che la l'a istda d bianc, con d' nastro bl e la l'a portda 'n cil.

Tratto da Storie e leggende della Bergamasca di Wanda Taufer e Tarcisio Bottani - Ferrari, Clusone, 2001